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Il gioco d’azzardo italiano non è profeta in patria

gioco d'azzardo italiano

Sinceramente, non si riesce a capire come possa succedere ciò che sta accadendo alla regolamentazione del gioco pubblico sul nostro territorio. Qui, sul suolo nazionale, vi sono polemiche a non finire sul settore, sulla sua riforma e sulla prospettata ridistribuzione del prodotto gioco: all’estero, invece, il modello italiano continua a fare scuola! Ma come è possibile tutto questo? In qualche altra news, già è stato affrontato, da chi scrive, questo discorso laddove si sente, e si vede scritto, che il nostro regolamento del gioco “piace” e viene portato ad esempio da imitare, mentre qui da tutti coloro che si occupano di gioco, a parte naturalmente gli addetti ai lavori, non fanno altro che scagliare strali contro tutto ciò che riguarda il “nostro gioco pubblico” e la lista delle slot machine gratis da giocare subito senza deposito. E questo, naturalmente, dà assai noia, anche se purtroppo, si sa che nessuno è profeta in Patria e questa è un’altra cosa che non ci può trovare assolutamente d’accordo.

È ovvio, quindi, che guardando il gioco pubblico la situazione sembra veramente paradossale in proporzione a quanto si legge… Nel nostro Paese il gioco sta attraversando una sorta di riforma storica rispetto all’esistenza del comparto, nonostante da più parti si “intonino ancora cori proibizionistici”. Dall’estero, invece, arrivano elogi per la nostra regolamentazione del gioco, settore assai particolare, visto che con questa si è potuto sviluppare uno dei mercati più interessanti e competitivi. E questo garantendo ingenti entrate nelle casse dello Stato, ed allo stesso tempo, anche un sistema di regole e di tutele per i territori e per i consumatori.

La nostra regolamentazione così osteggiata in Patria ed indicata, invece, a “simbolo da seguire” all’estero, è riuscita a mantenere una sorta di equilibrio sostanziale tra i diversi interessi pubblici che lo Stato (qualunque esso sia) è chiamato a salvaguardare. Anche se questo equilibrio, ai nostri giorni, è sempre più precario tenendo conto dei due bandi di gara che attendono il “parto” della Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali per essere emanati: a voler ben riflettere il mercato dovrebbe essere incentrato su una “riserva di Stato” che non dovrebbe subire alcuna pressione da parte di chicchessia. Quello che invece sta succedendo, ahimè, da troppi anni.

Eppure, sembrerebbe che il nostro modello di gioco potrebbe ancora fare scuola nel mondo del gaming, posto che il “nostro modello” di regolamentazione è ritenuto un riferimento da altri Paesi e basta scorrere qualche pagina di economia estera per rendersene conto. Non ci si può dimenticare che nel 2015 gli sviluppi in termini di emersione del gioco illecito abbiano portato il fatturato del gioco online italiano ad aumentare del 10% grazie ad uno spostamento di una parte di giocatori dai “punto com” al circuito legale e questo, non si può negare, sia il risultato di un approccio alla problematica valido e sopratutto vincente.

Questo approccio, così come studiato e messo in pratica con la regolamentazione del gioco online, continua a dimostrarsi vincente considerando che la stima dei primi nove mesi di questo anno evidenziano una crescita “della citata migrazione” nel comparto online lecito. Ma in Patria questi risultati non contano, le risorse per l’Erario (sempre cospicue) non interessano e neppure conta che si stia andando verso una riforma che dovrà riconfermare che il settore del gioco non è “demoniaco”, ma solo ed esclusivamente divertente.